NETTUNO CURNUTU!

dAlla delusione in effetti di questi filmazzi che ci vengono propinati nelle sale, su Youtube si possono scovare con meticolosa pazienza, sorprese fuori dal comune...

uno strano individuo, non solo l'ormai notissimo come dicono in Spagna, professor Pietro Giordano, ma il meno noto analista della "follia" Angelo Onorato che tramite ispezioni nei meandri di ciò ch'è il mare la nostra fottuta smerdante società schifosa che uccide anche i geni che ingemmati di pura follia vengono bisfrattati, lui, il Nostro angelo li va indagando, dal vero poeta sono io a Nettuno cornutu a pagliacci così come la splendida serie THE END ULISSE 2012 etc. si esplora veramente un mondo incompiuto e veramente insperato che ne canta questa morte della speranza che sublima quella di Dio, superando Nietzsche aprendoci/lo(Dio io)& Will I am all'invertebrato e fagocitato & ante nulla per aprire varchi di luce Benedett(i)

je ne fais pas d'ironie

è sempre più una scoperta ed una conferma, un altro genio ho conosciuto che già è morto, e rimangono le sue pellicole, il suo Portogallo, da spicchiare come il frutto omonimo (in dialetto cremonese), la sua estrema capacità di saper spaziare da un tema all'altro senza mai banalizzare ciòà che è stato ch'è sulla pellicola e che quindi sarà per chi la vedrà e sicuramente una viaggio di musica misticismo e storie sempre avvoltesi su sè stesse, questo è(era) purtroppo cinema assaporato e sofferta l'acquisizione della singola pellicola, ma gustato, sicuramente nell'abbandono di chi sa cos'è la musica e un "bassin"...

Europeo del solipsismo

QUESTO EUROPEO DI CALCIO DEL 2012 è ALL'INSEGNA DEL SOLIPSISMO, FORSE LA GERMANIA E LA SQUADRA, PIù SQUADRA, CHE ATTUA UN GIOCO DI SQUADRA RISPETTO ALLE ALTRE. SPICCANO CIOè I CRISTIANO RONALDO, ROONEY ECC. E QUINDI NON C'è UNA SQUADRA CHE M'ABBIA IMPRESSIONATO PARTICOLARMENTE SE NON PER I SINGOLI ELEMENT, SICURAMENTE FUORI CLASSE PER I QUALE LA SQUADRA DOVREBBE GIOCARE E GIà LO DICEVA QUALCUNO D'ALTRO ANNI ADDIETRO, MA NON LO SI è ANCORA CAPITO!
è INSOMMA UN EUROPEO FORTEMENTE ANTONIONIANO,
ECCO PERCHè L'ITALIA HA TRISTEMENTE SPERANZA ...

UNA DONNA è LA SUA GONNA

nON SE NE PUò PIù DI QUESTI CRITICI-GAZZETTIERI CIALTRONI ANIMATI(PURTROPPO) CHE CONTINUANO NON SOLO A INFANGARE (DAL 1956) CIò CHE V'è DI BUONO E SALVABILE DELLA CULTURA ITALIANA. SULLO SPETTACOLO SUL CONCETTO DI VOLTO NEL FIGLIO DI DIO DI ROMEO CASTELLUCCI DELLA SOCIETAS RAFFAELLO SANZIO, EBBENE, UN REGISTA, UNA COMPAGNIA CHE FANNO TEATRO CON LA T MAIUSCOLA CON POCHI ALTRI NEL NOSTRO BELPAESE, CHIARAMENTE, PER COSTORO, NON SI PUò CHE DIRNE MALE... PER FORZA! è TEATRO! SE NON FOSSE TEATRO, SAREBBE MERDA! ORA, OGGI IL TEATRO VIENE AD ESSERE IL SOLO EDIFICIO TEATRALE, DATO CHE NON HO ANCORA VISTO NEGLI ULTIMI DIECI ANNI, SPETTACOLI CHE SIANO SPETTACOLI! CERTO I NOMI CHE SONO UNA GARANZIA SONO SEMPRE QUELLI, DUE IN ITALIA E ALTRI DUE O TRE FUORI DALL'ITALIA. E ALLORA DISTRUGGIAMO ANCHE QUESTI DUE! MI PARE LOGICO PENSANDO ALLA GAZZETTIERE. SPETTACOLI PER COSTORO SONO

La preparazione fisica è stata micidiale tra tacchi e ceretta... Mai più! Per fortuna almeno indossiamo splendidi abiti anni 50' di Miou Miou

I COSTUMI! VOGLIONO DISTRUGGERE LE POCHE TRACCE INORGANICHE DI CIò CHE UNA VOLTA ERA

TEATRO

COMPLIMENTI!


L'impero

Loading...
Soprattutto niente giornalisti! Perchè non capiscono nulla!Anzi gazzettieri mutuando Bene, quelli che scrivono per le gazzette e massacrano i capolavori che vi è in questo caso, come diceva Nietzsche, Monteiro, perchè bisogna essere dei capolavori, non produrre dei capolavori. Quelli moderni, poi che scrivono sui siti web... lasciamo perdere...


Vai e Vem, ultimo lavoro di Monteiro, ricorda per il grottesco, il porno, la clinica e i modi Vai e vieni di Samuel Beckett, ma intriso di figure, immagini, caratteri che s'immischiano, si fondono, si fanno Olympia,Figliol Prodigo ecc., in un vai e vieni, appunto d'una pellicola, che come i romanzi di Louis Ferdinand Celine, si racconta.


Monteiro, ecco chi si racconta,Joao de Deus, Joao Vu Vu, possono essere allora il Ferdinand di Celine.


Non si può fare a meno di raccontarsi, in un amalgama di musica,vita, donne, nereidi lussuriose e visioni paradisiache tal altre volte, vanite nella voce eterea d'un soprano o in un ceruleo vetusto occhio.

Una sorta di Crepuscolo degli dei, una condanna e risalita d'un povero diavolo che termina con l'attuale repressione d'un individuo a simbolo d'una condanna dell'umanità intera.Con intelligente universalismo e comico sferzante celiniano acume alla Mea culpa, ecco che si materializza tra icone/iconoclastiche della mistica cristiana , astrologismi leopardinai, all'esoterismo, vampirismo, occulto mondo di misteri che rendono il tutto semplice, quotidiano, tutto rito, che volendosi ripetere non è mai uguale, sempre diverso, ma la certezza anch'essa non mai una, infatti, una commedia, che risale al comico vero, quello delle origini del cianuro che discioglie la vita, che con tragedia e dramma non ha nulla a che vedere, ma con un lirismo operistico-polifonico di raffinata fattezza, fa danzare elfi da una puntata all'altra della trilogia de Deus, diversi, ma anche uguali, nel suo delicato tratto allo stesso tempo reale ma allucinatorio, che rimanda ad una visione ciclica in aeternum, una sorta di panta rei eracliteo disciolto nella fine d'un Novecento che ha lasciato gli ultimi segni di diamanti raramente documentabili nell'etere d'una fine ragione d'essere stato e non essere più, non esserci più, perchè non siamo che carne umana ... ed avremmo sì voluto imparare tutti gli adamantini procedimenti d'imbalsamazione per cristallizzare quell'impressione, impressio d'un attimo raro et irripetibile,

ma dato che io non voglio più essere io e ch'è tutto un eterno errare,

vi lascio a voi stessi:

La vita è solo un'ombra che cammina,

un povero attorello sussiegoso

che si dimena sopra un palcoscenico

per il tempo assegnato alla sua parte,

e poi di lui nessuno udrà più nulla:

è un racconto narrato da un idiota,

pieno di grida, strepiti, furori,

del tutto privi di significato!

Tu vieni a usar la lingua. Parla, presto!

Et

Não sois vós que me expulsam, eu é que vos condeno a ficar

Alla figura di Carmelo Bene, s'associa solitamente Pinocchio, suo estremo e grande se non finale capolavoro e ossesso stirneriano della sua vita, con Amleto, ma si trascura, critica del tempo a parte, uno degli spettacoli in cui Bene è un capolavoro, dove la musica del suo essere detto o dir la voce, sublima qualsiasi essenza, dove tra trovate scenografiche, musiche ripetute, immagini a specchio, allegorie e metafore, anche musicali, così come estrapolazione di frasi, aforismi, detti, da poesie, tradizioni e filosofia, che denotano l'ormai ben nota sterminata onniscenza di CB in materia, ed anche per la scomposizione riunita dei monologhi dell'opera originale shakespeariana, che fanno dell'Otello televisivo del 1979, uno dei suoi lavori più eccelsi, se non notevoli.

Qui è musica più il flusso fonico beniano, delle arie che vi stanno a sostegno, sapiente l'accostamento di personaggi idiolettici, che monologano tra sè stessi in un totale interno dell'interno, sdati, compromessi, disarticolati e marionettizzati da un sapiente e magistrale uso del palayback, secondo il quale il rimbalzo dei suoni culmina in quelli prodotti dalla macchina CB, gutturali, melosi, languidi, e dove il senso, dotato di un significato, attribuito alla parola, viene annullato e trasferito nel suono che si fa musica.

Una Desdemona, in fin dei conti donna angelo-puttana, come la donna ricoperta di gioielli wildiana, che invoca l'amore di Dio e tentatrice tentata, tenta il santo, così Desdemona con Cassio, per apparire poi a Iago, in quanto tale, sotto i riflettori d'una luce ai massimi gradi che ne amplifica la figura, appunto, quasi annullandola, sotto forma di un angelo tentatore, per questo ancora più intrigante agli occhi dell'alfiere del Moro.

Un Cassio, che passa da un letto all'altro, dal letto di Bianca, puttanella di provincia, a quello di Emilia per culminare in un bacia mano e poi un bacio sulla bocca vero e proprio a Desdemona, senza risparmiare Iago.

Emilia, cortegiana alla Castiglioni, non disdegna di tradire il marito, anche davanti ai suoi occhi, tanto che quest'ultimo, ossessionato dal tradimento della moglie, vede il fantasma di Cassio, davvero dotato del dono dell'ubiquità come un novello Cagliostro e quindi, forse davvero presente, senza però poi che Iago, con gli orecchioni non manche di chiederne conferma alla moglie che soprassede alla domanda del marito, facendo maggiormente aumentare i suoi sospetti.

Mirabile Brabanzio, dipinto come vecchio bavoso e catarroso che vive nell'oscurità della propria villa e nel suo stesso vomito, burbero, gutturale e che si trascina al pavimento come un lumacone bavoso, ma non per questo, privo di saggezza e consigli allarmanti da consegnare al Moro, riguardo a Desdemona, prima della dipartita dei due, alla volta di Cipro.

Iago sublime, macchinatore, al fin macchinato da questa macchina sonora, che lo rende complice col playbcak dell'omicidio di Cassio e Roderigo a Cipro, in una scena mirabile, aggettivo che rimanda alla notevole capacità di recitazione ritmica nel duetto Otello- Iago, in cui i due paiono marionette o l'uno la voce e l'altro l'eco del microfono o l'uno Narciso e l'altro la ninfa Eco, nel tentativo di comunicare il proprio amore al ragazzo, in cui il dubbio si instilla o viene instillato nell'animo del Moro dal suo neoluogotenente.

Per definire Otello, non ci sono parole, se non l'invito a guardare questo mirabile lavoro di critica shakespeariana da parte di un capolavoro meteora del nulla.



Quale stella cade senza che nessuno la guardi? Presto detto, una meteora, che nel firmamento dei cieli sta nell'immediato svanire d'un attimo.

Così Lenz, autore sconosciuto che fu un lampo appena ne lessi uno stralcio in libreria e dovetti farlo mio e così velocemente, alla velocità della luce lo lessi e mi penetrò come non mai e come nessun altro.

Lettere, diari, eremiti, o meglio d'eremiti e dello squallido sociale che lo/ li attirano o così almeno vorrebbero nella comunità d'appartenenza, amori nati per la pura e casuale frequentazione di salotti borghesi, ma è l'andare al di là dei modi che rende il tutto innovativo.

Non c'è un metodo, ma l'anticipazione di metodi che sarebbero venuti al pettine tempo e tempo dopo nella settima arte.

Usare la lettera per dire ad una persona nei minimi particolari, ciò che deve fare, come si deve comportare e tutte le minuzie d'un incontro, fissate con lapidaria e snella semplicità, nella complicazione della costruzione del periodo, che rende questo, uno dei punti migliori de' L'eremita o pendant al giovane Werther.

Donne cardiopatiche prima crudeli e angelo poi e al fine aristocratiche biscottinesche, ovvero che fanno da dame di carità per un ri-tratto.

Una delle migliori meteore del tempo che fu e che continua ad essere, dato che, vedi Einstein, dal punto di vista fisico, il tempo non esiste, ma noi moriamo al tempo.

Così è e fu Lenz, una stella cadente troppo incandescente e nuova, prima ed ora da non essere considerata degna d'alcuna attenzione,

in verità vi dico,


non proprio alcuna, ma quell'una che lo ritiene tale e sa d'avere una gemma pregiata come cinabro,

è extraordinaria,

così quanto lui.

( Con)fusion: il miglior Bunuel

Il capolavoro di Bunuel ch'ha un che di pornografo di Praga, il miglior Kafka del Castello e del Processo, è questo film dove compare nella sua innocenza una Venere in pelliccia (tipica)mente masochiana, ma ingenuo non vuol dire innocuo tanto che impulsi marionettistici, rifuti, capricci(del destino), la fanno imbriccare nel porno(Beckett), perchè si diverte a giocare col desiderio del maschio che sta fra la pornografia e l'eros, l'affanno, il pianto, la sofferenza, il gemito, che si infrange sul più bello, contro il rifiuto di quello che sembra un quadro espressionista degli anni 20' con influssi picassiani e chiaramente sfumatamente e doppiamente surrealista e più che altro novecentesco, ch'è il ritratto di signora di Conchita.

Pudica studentessa prima, cinica Venere poi.

Fotogramma dopo fotogramma il film si presenta come una giustapposizione d'immgaini che paiono fondersi in una (in)coscienza a flusso cortocircuitata,

per la serie

"è bello per il minatore saltare in aria"

Il fiore ecco cos'è che nutre il nostro bisogno di spingerci verso un lirismo superiore, una storia innegabilmente un testamento come dice il titolo, ma anche un cast da paura Maria Casares, Jean Cocteau(attore, regista, drammaturgo), Charles Aznavour, Yul Brinner, ma oltre questo una icasticità da opera scara medievale mediata dall'influsso dei classici che appaiono come uomo non vedente sulla scena verso una piana dalle fattezze secolari, cavalli neri che camminano per lande desolate, protettori di dei che richiamano achilleidi e avventure da pupi siciliani da Chanson, il tutto coronato da una sensiobilità che va dal lirismo più accentuato, colto e sfaccettato alla sensibilità non solo gitana e verso gli outcast, ma verso la naturalezza del processo per un fiore calpestato punto focale, che denota la chiara influenza che ebbe Genet sul regista. Un mondo di simboli, storie, una vita nuova e secolare, ciclica ed infinita, di cui il "voltarsi indietro" è una costante significativa.





El Paraiso do gelado è la gelateria dove va in scena la commedia del titolo, quella di una pellicola che si avvolge e si accartoccia su se stessa.

A vedere il film "La commedia di Dio" di Joao Cesar Monteiro sono stati i giudizi positivi che ne dà Carmelo Bene in suoi due libri.

Il film ha tutto, comicità, ma quella appunto per tornare a CB, alla Petrolini, ovvero che incancrenisce e si beffa del tragico che ne è colui o la sostanza che il comico stesso sorregge o decide di far cadere al suolo.

Così il comico si fa stampella del tragico.

Tempi comici, ma anche tempi di elegiaca visione, velata da una malinconia per qualcosa che c'era ed ora non v'è più o di cui comunque si assapora e si prevede e profetizza la scomparsa.

Le diverse figure femminili del film, così come l'ingenua perversione del protagonista, sono un unica fusione, come quella delle diverse ricette o usi di gustare il gelato a seconda della nazionalità o continente di provenienza.

Un altro punto a favore, è la musica.

Haydn, musica spagnola o di varietà o comunque soprattutto musica lirica barocca o popolare spagnola, a seconda che debba sostenere momenti elegiaci o di tono più basso e comico.

Una ricetta per fare il gelato, che sta qui per la vita, che cucinata e soprattutto preparata al punto giusto non è dato sapere e non è detto che dia i frutti sperati, ma sicuramente, vivendola secondo i suoi propri tempi, che sono quelli del film: di una "pellicola che finalmente racconta sè stessa"come dice Carmelo Bene, può dare soddisfazioni o comunque una fine dignitosa.

Fine, che qui viene ad essere la fine di un epoca, di una generazione, di quello che era cinema ed ora, salvo piccoli e rari sparuti casi, è merda!



Il vuoto che mi lasciano i film di Bunuel è indescrivibile, ma "L'angelo sterminatore", è diverso.

Quella sensazione di vuoto, di pochezza, in questo caso che si ha durante il film che fa pensare "è una cazzata" che non si manifestava durante la visione dell'altro film di Bunuel "La via lattea" all'interno del mio universo ed emisfero empirico della percezione sensibile, qui è latente.

Lo septtatore, cerca di capire cosa sia l'angelo del titolo,come "Waiting fo Godot" di Beckett, dove Godot non appare mai, qui appare solo nel titolo e per mutuarlo con un altro titolo di un opera di Beckett, è l' "Innominabile".

Ecco allora che questo vuoto si manifesta verso la parte finale del film come inquietudine, quell'inquietudine tipicamente umana del "sapere di non sapere" e di continuare a non voler sapere, anelando forse addirittura a "non sapere di non sapere".

Ciò che insomma ha condannato Edipo alla cecità e Cristo alla croce ecc.

un percorso di conoscenza che porta alla verità che poi come è risaputo non esiste.

Ma forse anche questa negazione della verità è un un velo di Maya e quindi paradossalmente è una metamenzogna, ovvero mento, per mentire non solo agli altri ma anche a me stesso, per voler nascondere ciò che ritengo una menzogna, la verità, dato che l'ho negata come vera.

Anche negare la verità in quanto vera è un paradosso che ci porta quindi ad un pensiero costruito sul nulla, un po come la casa costruita sulla sabbia delle Sacre Scritture e data la crisitianità dichiarata di Bunuel, la cosa non dovrebbe stupire, forse questo era il suo intento.

Non impossibile, data un strada di spie ed indizi in questo senso, di cui il film abbonda e da cui è sterminato, si veda il titolo, L'angelo sterminatore.

Allegorie come le capre, le "pecorelle smarrite"= la borghesia che si perde nella quotidianità e nel tempo = morte, questo vagare senza pace ed inquietudine dell'anima che non ha ricevuto una degna sepoltura, topos dell'epica classica, l'epidemia come punizione divina e la fine come liberazione e purificazione che nel teatro greco avveniva con la fine della rappresentazione e la purificazione dell'anima dello spettatore data dalla sua empatia ed immedesimazione nella situazione rappresentata in scena e con una semplice messa di suffragio che viene ad essere un ulteriore trappola, alla fine della sua funzione che verrà dismessa e bucata nel film dalle armi e la violenza = liberazione della libido umana libera anche dal "peccato" venendo così anche a negare la sua funzione di riassetto di ordine costituito del cosmo, concetto della civiltà classica fino a giungere a negare la pellicola stessa, il concetto di sequenza. Il film, finisce com'era iniziato con un fermo immagine caratterizzato dalla parola.

Qual è il romanzo che preferisci?

Nightmare n.5







Ha afferrato Lydia per le mani dietro la schiena e la tiene ferma.







“ Cazzo, cretina…..cazzo idiota…cazzo sgualdrina…………”







Le storce le braccia,le fa male,la intrappola.







Non è l’Otello rivisitato ma siamo in casa,d’estate,c’è il sole,gli alberi sono verdi e gli uccellini cinguettano. Da lontano barbaglia il tremolar della marina………







La moka ha eruttato Lavazza sui sacri appunti del maestro che stanno affogando







gentilmente irrecuperabili nel liquidino galeotto…







Lei si divincola,urla,e lui strapazza, non molla stringe.







E Lidia in un contorsione degna di un trapezista cinese, TAC gli afferra con la bocca un orecchio e SUPERTAC , con un morso gli stacca un lobo………………..







LOBO Di GENIO VENDESI OTTIME CONDIZIONI







Con il lobo per terra e gli amici d’intorno a bocca aperta, lui molla la presa e lo raccatta…………







A Pietrasanta!! A Pietrasanta!!







Corre Pinocchio nella DS guidata dalla vittima e scortato da i Lucignoli adoranti col lobo in mano verso l’ospedalino più vicino.







Il medico di guardia è un analfabeta ignorante:







Aspetti il suo turno.







Lei non sa di chi è questo lobo.







Non lo so e non lo voglio sapere.Aspetti il suo turno.







Ma è il lobo di Carmelo Bene!!







Per me tutti i lobi sono uguali. Aspetti il suo turno.







Col lobo agonizzante in mano ( ahi Nicolj Vasilijevic Gogol come ti sarebbe piaciuto trovare questo lobo a passeggio sul Nevskij Prospectk magari col tuo cappotto addosso….) adesso il maestro inveisce contro la malasanità e gigioneggia nella saletta d’aspetto recitando un ode all’amato orecchio ferito ad alta voce. .







“Si cheti che qui la gente sta male, checcavoloo, chi crede di essere? “







gli dice l’infermiere bruscagno.







“L’anarchia è la fine della repubblica come il dispotismo è la fine del potere….”cita il maestro con voce chioccia.







Il lobo fu au fin riattaccato al suo proprietario.







Peccato.







Una reliquia prematura così, poteva essere clonata e messa sul mercato.

di

Anna Maria Papi




Uniti nella falsità

Uniti nella falsità

Mi fanno decisamente vomitare le ultime celebrazioni perbeniste dell'Unità d'Italia.

Questo perchè si celebra un Unità che non c'è mai stata dal 1870 ad oggi.

Da quella lontana data si sono susseguiti falsi ministri, governatori, Cavalieri o il Cavaliere che briganti erano e tali sono rimasti.

Oltretutto comunque dal punto di vista amministrativo- economico-geografico l'Italia, non è mai stata UNITA.

Ecco allora l'ostentazione di chi vuole a tutti i costi celebrare un fantasma che nemmeno si aggira tra di noi ed anzi, mai v'è stato.

Non vedo perchè celebrare con i colori della bandiera italiana... ma celebrare cosa?

Quando le differenza tra Nord e Sud ed i politici hanno da sempre favorito il primo sul secondo(che certo non è privo di problemi) sono sempre esistite dal punto di vista economico, politico, amministrativo, sociale.

Su quest'ultimo termine o parola che tutti hanno in bocca ma che al di là di fare beneficenza varie, non fanno nient'altro, se non telefonare a casa della gente e rompere i coglioni a dei poveri anziani, ammaliandoli in nome del BENE COMUNE.

Dovremmo essere tutti un po' più egoisti-individualisti allora a e non avere in bocca ciò che non incarniamo.

Siamo tutti sofisti che rigirano la frittata o cucinano minestroni in busta alla gente più debole ed indifesa.

Ecco che crolla allora quel velo di Maya, che tramite il perbenismo come una nebbia invernale cala e ricopre la nostra società.

La falsità.

Ecco sua cosa si basa la penisola dello stivale.

Una falsa unità, si veda la Sicilia e la Sardegna, il Trentino, il Friuli, la Val D'Aosta e la città di Fiume che si guardano bene dal voler far parte d'Italia e rivendicano la loro autonomia ed indipendenza da essa.

Si veda il caso del Trentino che sentendosi tedesco s'è dissociato dalle celebrazioni dei 150 anni dell'Unità d'Italia.

Mi pare già un segnale lampante, un atto di coraggio e non superbia e un voltare le spalle all'Italia ma una spia della falsità non solo di queste celebrazioni ma di ciò che si celebra e per cui sono state indette che di fatto non c'è, è assente.

Voi, CRITICI DELLA MEDIAZIONE, VOI, REGIONALI DELLA MEDIAZIONE, PICCOLI ESERCENTI, NON SARETE MAI DONNE RISPETTABILI E NEMMENO PUTTANE. VOI SIETE DEI TRAVESTITI DI PROVINCIA. VIA IL ROSSETTO E AL CATASTO, ALLA CATASTA DI LEGNA DA ARDERE. VOI SIETE I TRAVESTITI. PER VOI NON C'è SALVEZZA, PERCHè AVETE DELLA CAPRA E DEL CAVOLO (cazzo). PROTOIDIOTI DELL'ASSENZA, un bel niente ci vuole da voi! CANTAUTORI DEL MAI VISTO, SPASTICI,CONVITATI DI PIETRA, NOTA DELLA LINGUA ITALIANA, ALPINI DA PIANURA, PESCATORI DI PERLE DA BANCARELLA, STROZI VESPASIANI DEGLI DEI! CRISTOMANI, vi piacerebbe una POLEMICA?, eh?!NON HO TEMPO! SONO DONNA! HO DA FARE!


Che film preferisci di Ciprì e Maresco?

Beckett lascia sempre un vuoto incommensurabile.

In questo periodo il vuoto è trafitto, leso, liso dalla situazione che ci ritroviamo a vivere, subire, inermi, secondo quell'atavico(Leopardi e prima di lui Eschilo) tedio vitae(Seneca).

Dalla visione dell'Ultimo nastro di Krapp, andato in scena il 5 febbraio al teatro comunale di Casalmaggiore, si capisce:

Il 900 è finito...

inizia il buio di quaggiù di cui ha parlato Guillén in Presagio.

O meglio il buio di quaggiù è da un pezzo che è fra noi.

Anch'esso come il vuoto o meglio l'horror vacui è forato obliato... obliar l'oblio singolare ... non è nemmeno un ossimoro, anch'esso sorvolato, sublimato, nullo, niente.

Stessa non essenza quivi presente nella testa di molti assessori, persone politiche e non di questa penisola... se ancora così la si può chiamare.. caratterizzata dallo stivale che raccoglie sporcizia, rottami(E.Montale), detriti da tempo e tempo.

Ma poi, esiste il Tempo?

Sentir dire o fare cose che neppure chi le dice si sarebbe immaginato di sentire o rimbombare dalle casse di risonanza naturali predisposte all'interno del nostro corpo, strumento come tutti, non perfetto, è desolante.

Ecco, sì, è tutto una(Eliot) Waste Land/Terra Guasta o Desolata a seconda...

























Loading...

«Vago attraverso i giorni come una puttana in un mondo senza marciapiedi».


EUGENIO MONTALE-SERENATA INDIANA

E’ pur nostro il disfarsi delle sere.

E per noi è la stria che dal mare

sale al parco e ferisce gli aloè.

Puoi condurmi per mano, se tu fingi

di crederti con me, se ho la follia

di seguirti lontano e ciò che stringi,

ciò che dici, m’appare in tuo potere.

Fosse tua vita quella che mi tiene

sulle soglie – e potrei prestarti un volto,

vaneggiarti figura. Ma non è,

non è così. Il polipo che insinua

tentacoli d’inchiostro tra gli scogli

può servirsi di te. Tu gli appartieni

e non lo sai. Sei lui, ti credi te.

Michelangelo Frammartino: Pizzuto del cinema

Bucoliche, scorci di paesino, la vita dei vecchi, delle tradizioni, dei riti, dei miti, della vita agreste in cui si inculca la modernità tecnologica(cellulare/macchine/vespa), storie che si intrecciano e che alla fine si incontrano sfociando nel nulla, un lauto e piacevole ma marzialiano umile e sobrio pasto della campagna calabrese tra un contadino vecchio e una disagiata mentale-prostituta.

Il sole, le nuvole, i cieli, i lavori, la musica, la banda, le passeggiate, le viandanti in bicicletta, la spesa, le abitudini di un mondo non emerso ma che rimane sepoolto, tumulato nel tempo che per lui non si è mai mosso, ma rimasto paludato, fermo, sospeso tra il "barocco" e "Si Riparano Bambole " di Antonio Pizzuto.

Poche parole, molto silenzio e tutto nelle mani del caso e del rito routinario.

Ecco cos'è il "dono" prima prova promettente di colui che può essere definito il Pizzuto del cinema.

IL PARADOSSO SUBLIMATO

Ebbene sì, in una società che non è più tale, ma che è non ciò che contiene merda, neppure la merda stessa, sarebbe troppo nobile, venendo in questo caso squalificata la merda stessa la sua funzione, è indefinibile definire il definibile, quindi non è possibile. è però possibile, anzi, è una garanzia che chi opera bene, da artifex e non da auctor, perchè non si è autori di un bel niente, venga fatto fuori, compromesso, sputtanato(quando da sputtanare non c'è nulla, se non non chi sputtana perchè ha la coda di paglia) almeno fosse l'uomo mangia uomo/homo homini lupus dei vecchi se non vetusti tempi.

No, ma voler mettere in difficoltà chi ben opera nel proprio paese, alternativa a Teatri cittadini che offrono il nulla, col preciso scopo di farlo chiudere, fallire.

Questa è la classe dirigente politica che ci troviamo in casa.

è assurdo criticare un bando uscito per il teatro Comunale del proprio paese perchè ritenuto "ad personam",solo perchè ristretto a chi ha frequentato ed è laureato nel DAMS, si veda allora il lodo Alfano, e si guardi in casa propria.

Questo non dico che non ci possa stare, perchè son sicuro che il direttore del teatro Comunale di Casalmaggiore,persona squisita ed apertissima non prenda solo persone laureate espressivamente e specificatamente al DAMS, ma anche quelle laureate in Facoltà simili o di cui cambia solamente il nome ma in sostanza si studia quello, come Scienze dello Spettacolo.

La pretesa di questi politici che se facessero parte del vuoto sarebbero capaci di intaccarlo, vedasi anche i buchi neri nello spazio, è quella di porre come requisito minimo la Patente B.

Assurdo!

Loro sostengono che un direttore artistico di un Teatro debba viaggiare ed essere indipendente, ma non sanno che oggi esistono Internet, i cellulari e i treni o gli aerei per comunicare e per spostarsi?

Dico questo perchè attaccano guarda a caso, proprio i due requisiti che rientrano nella persona del direttore Romanetti, laureato al DAMS e senza patente B.

Stronzi!

Questo è uno dei pochi teatri della provincia di Cremona che proprone ogni anno e nell'Opera Galleggiante festival, gente del calibro di Ciprì e Maresco, Teatro Valdoca, Emma Dante, Silvio Castiglioni, Carlo Cecchi, Enzo Vetrano e Stefano Randisi, Rick Cluchey(attore di Beckett), Elena Bucci e Marco Sgrosso(attori di Leo De Berardinis), insomma cose che il Teatro cittadino e principale di Cremona, non si sogna neanche di proporre, perchè teatro con la T maiuscola e di ricerca, perchè si tema che il cittadino aristocratico cremonese ne venga urtato? E che il teatro sia vuoto ?

Magari!

Ecco, questa è la classe politica e la mafia del teatro in Italia... ah già, dimenticavo, il capo coordinatore di tutti i teatri d'Italia è un ex dirigente di Mc Donald.

IL PARADOSSO SUBLIMATO

Ebbene sì, in una società che non è più tale, ma che è non ciò che contiene merda, neppure la merda stessa, sarebbe troppo nobile, venendo in questo caso squalificata la merda stessa la sua funzione, è indefinibile definire il definibile, quindi non è possibile. è però possibile, anzi, è una garanzia che chi opera bene, da artifex e non da auctor, perchè non si è autori di un bel niente, venga fatto fuori, compromesso, sputtanato(quando da sputtanare non c'è nulla, se non non chi sputtana perchè ha la coda di paglia) almeno fosse l'uomo mangia uomo/homo homini lupus dei vecchi se non vetusti tempi.

No, ma voler mettere in difficoltà chi ben opera nel proprio paese, alternativa a Teatri cittadini che offrono il nulla, col preciso scopo di farlo chiudere, fallire.

Questa è la classe dirigente politica che ci troviamo in casa.

è assurdo criticare un bando uscito per il teatro Comunale del proprio paese perchè ritenuto "ad personam",solo perchè ristretto a chi ha frequentato ed è laureato nel DAMS, si veda allora il lodo Alfano, e si guardi in casa propria.

Questo non dico che non ci possa stare, perchè son sicuro che il direttore del teatro Comunale di Casalmaggiore,persona squisita ed apertissima non prenda solo persone laureate espressivamente e specificatamente al DAMS, ma anche quelle laureate in Facoltà simili o di cui cambia solamente il nome ma in sostanza si studia quello, come Scienze dello Spettacolo.

La pretesa di questi politici che se facessero parte del vuoto sarebbero capaci di intaccarlo, vedasi anche i buchi neri nello spazio, è quella di porre come requisito minimo la Patente B.

Assurdo!

Loro sostengono che un direttore artistico di un Teatro debba viaggiare ed essere indipendente, ma non sanno che oggi esistono Internet, i cellulari e i treni o gli aerei per comunicare e per spostarsi?

Dico questo perchè attaccano guarda a caso, proprio i due requisiti che rientrano nella persona del direttore Romanetti, laureato al DAMS e senza patente B.

Stronzi!

Questo è uno dei pochi teatri della provincia di Cremona che proprone ogni anno e nell'Opera Galleggiante festival, gente del calibro di Ciprì e Maresco, Teatro Valdoca, Emma Dante, Silvio Castiglioni, Carlo Cecchi, Enzo Vetrano e Stefano Randisi, Rick Cluchey(attore di Beckett), Elena Bucci e Marco Sgrosso(attori di Leo De Berardinis), insomma cose che il Teatro cittadino e principale di Cremona, non si sogna neanche di proporre, perchè teatro con la T maiuscola e di ricerca, perchè si tema che il cittadino aristocratico cremonese ne venga urtato? E che il teatro sia vuoto ?

Magari!

Ecco, questa è la classe politica e la mafia del teatro in Italia... ah già, dimenticavo, il capo coordinatore di tutti i teatri d'Italia è un ex dirigente di Mc Donald.

IL PARADOSSO SUBLIMATO

Ebbene sì, in una società che non è più tale, ma che è non ciò che contiene merda, neppure la merda stessa, sarebbe troppo nobile, venendo in questo caso squalificata la merda stessa la sua funzione, è indefinibile definire il definibile, quindi non è possibile. è però possibile, anzi, è una garanzia che chi opera bene, da artifex e non da auctor, perchè non si è autori di un bel niente, venga fatto fuori, compromesso, sputtanato(quando da sputtanare non c'è nulla, se non non chi sputtana perchè ha la coda di paglia) almeno fosse l'uomo mangia uomo/homo homini lupus dei vecchi se non vetusti tempi.

No, ma voler mettere in difficoltà chi ben opera nel proprio paese, alternativa a Teatri cittadini che offrono il nulla, col preciso scopo di farlo chiudere, fallire.

Questa è la classe dirigente politica che ci troviamo in casa.

è assurdo criticare un bando uscito per il teatro Comunale del proprio paese perchè ritenuto "ad personam",solo perchè ristretto a chi ha frequentato ed è laureato nel DAMS, si veda allora il lodo Alfano, e si guardi in casa propria.

Questo non dico che non ci possa stare, perchè son sicuro che il direttore del teatro Comunale di Casalmaggiore,persona squisita ed apertissima non prenda solo persone laureate espressivamente e specificatamente al DAMS, ma anche quelle laureate in Facoltà simili o di cui cambia solamente il nome ma in sostanza si studia quello, come Scienze dello Spettacolo.

La pretesa di questi politici che se facessero parte del vuoto sarebbero capaci di intaccarlo, vedasi anche i buchi neri nello spazio, è quella di porre come requisito minimo la Patente B.

Assurdo!

Loro sostengono che un direttore artistico di un Teatro debba viaggiare ed essere indipendente, ma non sanno che oggi esistono Internet, i cellulari e i treni o gli aerei per comunicare e per spostarsi?

Dico questo perchè attaccano guarda a caso, proprio i due requisiti che rientrano nella persona del direttore Romanetti, laureato al DAMS e senza patente B.

Stronzi!

Questo è uno dei pochi teatri della provincia di Cremona che proprone ogni anno e nell'Opera Galleggiante festival, gente del calibro di Ciprì e Maresco, Teatro Valdoca, Emma Dante, Silvio Castiglioni, Carlo Cecchi, Enzo Vetrano e Stefano Randisi, Rick Cluchey(attore di Beckett), Elena Bucci e Marco Sgrosso(attori di Leo De Berardinis), insomma cose che il Teatro cittadino e principale di Cremona, non si sogna neanche di proporre, perchè teatro con la T maiuscola e di ricerca, perchè si tema che il cittadino aristocratico cremonese ne venga urtato? E che il teatro sia vuoto ?

Magari!

Ecco, questa è la classe politica e la mafia del teatro in Italia... ah già, dimenticavo, il capo coordinatore di tutti i teatri d'Italia è un ex dirigente di Mc Donald.

IL PARADOSSO SUBLIMATO

Ebbene sì, in una società che non è più tale, ma che è non ciò che contiene merda, neppure la merda stessa, sarebbe troppo nobile, venendo in questo caso squalificata la merda stessa la sua funzione, è indefinibile definire il definibile, quindi non è possibile. è però possibile, anzi, è una garanzia che chi opera bene, da artifex e non da auctor, perchè non si è autori di un bel niente, venga fatto fuori, compromesso, sputtanato(quando da sputtanare non c'è nulla, se non non chi sputtana perchè ha la coda di paglia) almeno fosse l'uomo mangia uomo/homo homini lupus dei vecchi se non vetusti tempi.

No, ma voler mettere in difficoltà chi ben opera nel proprio paese, alternativa a Teatri cittadini che offrono il nulla, col preciso scopo di farlo chiudere, fallire.

Questa è la classe dirigente politica che ci troviamo in casa.

è assurdo criticare un bando uscito per il teatro Comunale del proprio paese perchè ritenuto "ad personam",solo perchè ristretto a chi ha frequentato ed è laureato nel DAMS, si veda allora il lodo Alfano, e si guardi in casa propria.

Questo non dico che non ci possa stare, perchè son sicuro che il direttore del teatro Comunale di Casalmaggiore,persona squisita ed apertissima non prenda solo persone laureate espressivamente e specificatamente al DAMS, ma anche quelle laureate in Facoltà simili o di cui cambia solamente il nome ma in sostanza si studia quello, come Scienze dello Spettacolo.

La pretesa di questi politici che se facessero parte del vuoto sarebbero capaci di intaccarlo, vedasi anche i buchi neri nello spazio, è quella di porre come requisito minimo la Patente B.

Assurdo!

Loro sostengono che un direttore artistico di un Teatro debba viaggiare ed essere indipendente, ma non sanno che oggi esistono Internet, i cellulari e i treni o gli aerei per comunicare e per spostarsi?

Dico questo perchè attaccano guarda a caso, proprio i due requisiti che rientrano nella persona del direttore Romanetti, laureato al DAMS e senza patente B.

Stronzi!

Questo è uno dei pochi teatri della provincia di Cremona che proprone ogni anno e nell'Opera Galleggiante festival, gente del calibro di Ciprì e Maresco, Teatro Valdoca, Emma Dante, Silvio Castiglioni, Carlo Cecchi, Enzo Vetrano e Stefano Randisi, Rick Cluchey(attore di Beckett), Elena Bucci e Marco Sgrosso(attori di Leo De Berardinis), insomma cose che il Teatro cittadino e principale di Cremona, non si sogna neanche di proporre, perchè teatro con la T maiuscola e di ricerca, perchè si tema che il cittadino aristocratico cremonese ne venga urtato? E che il teatro sia vuoto ?

Magari!

Ecco, questa è la classe politica e la mafia del teatro in Italia... ah già, dimenticavo, il capo coordinatore di tutti i teatri d'Italia è un ex dirigente di Mc Donald.

L'ULTIMO QUADRO DI VAN GOGH

"L'Ultimo quadro di Van Gogh", oltre ad essere un libro di Alan Zamboni è anche un cd allegato al libro, videoclips e  spettacolo work in progress su Vincent Van Gogh.  

Avendo assistito ieri alla presentazione, oltre alla solida e granitica preparazione attraverso i quadri, i luoghi, gli scritti di e su Van Gogh, si nota una "fantasia", un modo d'elaborare la poetica del pittore attraverso appunto non solo la musica e la parola, ma anche attraverso il video e le immagini che veramente lasciano strabiliati.  

Attingendo non solo alla biografia ma anche immaginando sulla biografia del pittore Alan & Co. hanno realizzato questo progetto che come ho detto è destinato ad essere uno spettacolo "grow in progress" più che "work in progress", tecnica utilizzata anche nelle rappresentazioni teatrali, dove lo spettacolo, progetto o lavoro portato in scena o all'inizio semplicemente presentato dall'artefice, cresce divenendo prova per uno spettacolo, poi spettacolo e dato che il teatro e l'arte della messa in scena insegna che qualunque replica e reprise di qualsiasi progetto ecc. non è mai uguale a se stessa vi è sempre una crescita o un modo di farlo crescere di volta in volta e a poco a poco. 

Musiche di Angel Galzerano e video di Carlos Gully, che ieri sera gli uditori del centro- circolo arci di Cremona, hanno potuto apprezzare al piano e voce(Alan Zamboni), che con grande smalto e umiltà facendo da spola fra tavolino e palco "faccio anche ginnastica!"(ndr), ha lasciato il segno di una ,maturità artistica che è destinata a crescere e a non arrestarsi qui, ma ad avere un'evoluzione senza sosta fra crescita di questo ed altri nuovi progetti ed idee che come si è potuto notare al giovane ed eclettico artista factotum bresciano non mancano. 

Ho apprezzato  per la serie "DE GUSTIBUS" cioè secondo il mio gusto e giudizio personale, in particolare il pezzo che ieri sera abbiamo potuto apprezzare nella versione del cd dai noti "arrangiamenti circensi" e dal reprise del "can can"  che oltre a ricordarmi Ettore Giuradei per il testo(di Alan Zamboni) ricorda anche lo stile dell'ex gruppo francese Les Negresses Vertes.

Si notano nei brani musicali varie contaminazione dai diversi generi folkloristico, popolari e metropolitani del mondo legati anche probabilmente agli artisti con cui Alan sta ed ha collaborato per il progetto.

Quindi vi lascio con una perla di saggezza

"IL TALENTO FA QUELLO CHE VUOLE E IL GENIO FA QUELLO CHE PUò". 

 



ecletticamentedecadente

Nelson... "un cane per noi"

Nelson, il nuovo album di Paolo Conte, ha tutte le premesse per essere conclamato, onorato e fregiato dalla criticata come un grande successo. 

Con "Dalle tue braccia", abbiamo il Conte più melanconico, ma non per questo, non ironico, mentre "Jeeves", riprende e ricorda i temi più vivaci ed allegri facendo eco al classico "Architetture Lontane", mentre "Enfant Prodige", richiama pezzi e brani di "Razmataz"e "Coup de Theatre" del penultimo album. 

 "Clown", richiama invece  il tema strumentale (parte prevalente e trascinante del brano) alla mo' di "Max", classico ormai nell'albo stellato e nel firmamento del pop- swing di Conte; 

Degne di nota ed echi del classico e incoronato d'alloro "contismo", sono "Galosce Selvagge" che richiama la migliore canzone dell'album precedente"Silenziosa Velocità", Suonno è tutto o' suonno" che per l'uso di napoletanismi richiama "Naufragio a Milano" e "Bodyguard for myself" che richiama "Sandwichman" dell'ottimo e migliore album di Conte "Elegia". 

Mentre al di fuori di ogni eco anche se influenzata dalla sonorità leggera, svolazzante nella musica e da una indovinata e "citazionistica" ironia nel testo, è "L'orchestrina", brano migliore dell'album che  Conte ha dedicato a uno dei suoi cani: Nelson.  

La Via intermezzata tra cattolicesimo e sadismo

Uno strano Bunuel, quello che mi sono trovato davanti agli occhi ieri sera nella mia stanza, proiettato sullo schermo del mio televisore. 

Un film davvero eclettico, salti tra personaggi biblici, (Gesù),(Maria),eretici(?), atei(Marcehse Francois De Sade), moviemnti religiosi che alternativamente rinnegano(Giansenisti) o credono in Dio(cattolici), anracotico (Alphonse), camerieri che parlano di Dio e Gesù, preti pazzi e savi... più o meno, padroni sonnambuli, taxisti atei/eretici, bambini(angeli) torturati, prostitute, scolari, appi assissinati, maestre ultracattoliche e chi più ne ha più ne metta.

Un film che mi halasciato un po' così, ma che si è riscattato nel finale.

Alquanto beckettiano, perchè incentrato su questi due uomini(Aspettando Godot), lungo questa strada statale che compiono il proprio cammino per arrivare a Santiago de Compostela, uno dei due poi per i mal di piedi cambia le scarpe con altre di un automobilista moro per incidente stradale. 

Ad invitarlo ad appropiarsi delle scarpe è questo Gesù/Cristo/folletto che appare sul cofano della macchina(un Clement straordionario)(Godot?), Pierre(Valdimiro o Estragone).

Un Bunuel che ci ha abituato con visionari film scritti e realizzati insieme a Salvador Dalì, "Un chien andalu", "L'age d'or", questo, quello cioè del film che ho visto, "La via lattea", è piuttosto singolare in sè, rispetto agli altri, ma come ho già detto, si riscatta poi nel finale, facendoci ricordare quel Bunuel surreale, assurdo e visionario e con echi anche "maldororiani".  

"URLO DALLE VISCERE DELLA FOLLIA"

Che cosa è normale in fondo? 

Così si apre praticamente la vicenda che poi tale non si può chiamare ma tramite il linguaggio di segni, olfattivo, antropologico, rituale e magico, questo film di Jerzy Skolimowski, scava giungendo fino al culmine, ecco il linguaggio crudele che distrugge l'uomo, lo priva degli organi e lo porta alla follia.

La follia liberatoria ricorda "Marat Sade" di Peter Brook.

L'urlo segno della crudeltà artaudiana, della morte, è qui il segno centrale e pculiare del film.

Tra riproposte di riti aborigeni, primitivi ma in quanto tali più evoluti delle civiltà che si credono evolute più di loro, perchè industrializzate, figura scura quella dell' "australiano" da cui il film prende il titolo, aleggia come quella di uno sciamano.

L'urlo che viene dalle viscere e che senza risultato Antony tena di riprodurre da inserire nelle sue sperimentazioni musical-rumoristiche, elemento che renderebbe la musica piena e che bilancerebbe il suo vuoto definito dall'australiano.

Elemento non trascurabile è quello del cane di Antony che se prima risponde al padrone, poi diviene fedele all'australiano portandogli "l'osso della morte".

L'apparizione del cane, icona di fedeltà nell'intera storia dell'arte, qui sfata questa credenza e viene forse riproposta apposta per dissonanza in una scena che non ha nulla a che vedere con la fedeltà.

Lo sfondo di tutto è la partita di cricket all'interno di u giardino di un ospedale psichiatrico inglese, rito della civiltà occidentale che si contrappone anch'esso in dissonanza con i riti aborigeni fulcro e succo della vicenda.

Alla fine secondo quello che era lo schema della civiltà occidentale, l'ordine del kosmos viene ristabilito per placare il disordine generato dall'urlo (temporale), nell'animo degli utenti dell'ospedale psichiatrico(cani/animali).

Questo film richiama ad uno sicuramente più recente di Paolo Rosa, "Il mnemonista" dato che il protagonista sia del primo che del secondo quando parla genera immagini mentali nella propria mente vivendole e rigenerandole in quanto reali e tangibili.

Sicuramente consigliato... ma non per deboli di cuore! 

Da qualche parte nei meandri dell'animo umano: ovvero Somewhere di Sofia Coppola

Ieri sera ho assistito alla visione di un film alquanto curioso e a tratti geniale. 

Il nuovo lavoro di Sofia Coppola"Somewhere" è diverso dai suoi precedenti alvori di cui io ho potuto vedere e apprezzare in parte "Il giardino delle vergini suicide" e "Marie Antoinette".

Se nei precedenti lavori era prenete una vena più drammatica in quest'ultimo è presente una riflessione, ma viene scaturita o forse la stessa Coppola ha volutamente attuato l'operazione visiva ed iconografica che poi si dimostra iconoclasta negli occhi e nella mente ed animo dello spettatore, di mostrare la vita fatta di sesso, feste, stress lavorativo e trash, delineata dalla falsità dei rapporti e relazioni, indirizzate soprattutto al sesso e ad una sorta di scalata imprenditoriale... ovvero per fare carriera e giungere alla vetta della piramide, della società, che ricorda il superuomo dannunziano che infatti nella maggior parte dei casi si uccideva o moriva, insomma in entrambi i casi finiva con un annullamento dell'essere, sfociando nel nulla.

Ecco che questa dimensione viene attenuata nel film da Clio(Musa della Storia) e figlia del protagonista, che con la sua innocenza, spensieratezza tipica del fanciullo che rimanda alla curiosità e alle scoperte del fanciullino pascoliano, fa capire all'attore ciò che veramente vuole e che ha sbagliato strada o forse qualcosa come... separarsi dalla moglie per vivere come un playboy o forse più appropriato gigolò  e che in questi suoi eccessi è abbandonato anche dal suo fisico, esilarante tra tutte una scena in cui si addormenta tra le cosce dell'ennesima avventura sessuale scaturita durante una festa.

Come mi ha detto una mia amica all'uscita dalla sala "Mi ha lasciato un po' così. Mi ha lasciato una tristezza. Dovrò pensarci sù".

è un film che sembra apparentemente superficiale, si veda la scenba del Telegatto che vuole mostrare un italianità, lo squallore dell'italiano medio e del a palinsesto televisivio italiano, in cui si nota tra gli altri Valeria Marini, ormai in declino che si ripropone in un ennesimo balletto al quale persino il protagonista che si ritrovata le ali tarpate, sul palco col microfono in mano e l'impossibilità di parlare, data la musica e il corpo di ballo alla Bagaglino di cui la Marini è l'icona ormai morta che dimostra tutta la volgarità dell'immagine.

Ecco quindi diversi aspetti della vita che perde d'umanità, di uno svuotarsi quindi dell'animo umano e della  saturazione d'immagini dalle quali veniamo bombardati fino a  rischiare l'implosione mentale e fisica, causa prima e media e in particolare la tv (Guy Debord).  

Visione assolutamente consigliata. 

Copia conforme d'Antonioni & Co.

Un microfono, titoli d'apertura che scorrono lenti, un tale annuncia l'ospite, che fa? Un concerto? Una performance? Una conferenza?  

Ha tutti i segni, il tempo, la genialità della poetica di uno dei più grandi cineasti italiani che furono e che si annovera or ora nei Classici. 

Peccato che l'autore di questo film, "Copia  conforme", sia iraniano, la vicenda, se così la si può chiamare, è ambientata in Toscana, quindi in Italia. 

L'intreccio non c'è, dialoghi connotati da una certa genialità,e particolarità che ritornano ad un tema tipico di Antonioni, l'incomunicabilità, ovvero l'impossibilità di comunicare.

Se la protagonista femminile, come tutte le  eroine romantiche  prova  e sente la spinta dell'incontro e lo scambio con l'altro, 

lui, l'uomo, no.

Lui si presenta come il solipsista egoista.

Se il primo termine è tipico del cinema di Antonioni ed in particolare dei due capolavori sommi ed eternati del regista itialiano, "L'Eclisse" ma soprattutto "Blow Up", il secondo termine, è tipico dio un filosofo tedesco di fine 800, Max Stirner.

Questi, autore del noto libro "L'Unico e la sua proprietà", anarchico fino al midollo descrive, parla e argomenta la sua visione dell'egoismo, apartire dall'alba dei tempi, fino all'uomo moderno,m che per lui è quello dell'era industrializzata dell'800.

Non considera minimamente l'altro, consigliando d'agire per il proprio interesse.

Così è l'animo o più che latro la ragion d'etre di James, personaggio maschile del film.

è pure questo, come tutto il cinema d'Antonioni, il film della crisi.

La crisi, non economica, ma di coppia, se poi di una coppia si tratta o si può trattare.

Ecco un altro elemento che avvicina Kiarostami ad Antonioni, l'ermetismo, ovvero l'enigma che si trasporta e trasporta lo spettatore e la sua mente dalla fine della prima parte fino a tutto il film finito e completo.

Finale quindi enigmatico all'Antonioni. 

Grande interpretazione dei due attori Juliette Binoche e William Shimmel in continua lotta, batti e ribatti, botta e risposta tra le vie di un grazioso, splendido borgo della Toscana.

Dialoghi non certo semplici, forse esistenziali... forse più da parte di lei che di lui.

Due modi diversi di vedere la vita, l'arte e la sua riproducibilità detta con Walter Benjamin, una visione più sognante, disincantata e ottimista, l'altra più spiazzante, ironica e cinica. 

Fra immagini non solo artistiche, metafore per icone e grande distruzione di una trama, ovvero forse, meglio dire di una fabula, di un intreccio,  che rende il film geniale, forse il primo di Kiarostami che possa essere appellato con questo aggettivo, lavoro della maturità molto interessante e che denota sicuramente ils alto di qualità da parte del regista iraniano, che esce dalle vicende narrate e legate al suo paese e agli attori presi dalla strada per sfociare in questo nuovo film, nel senso che così con questi segni, questi elementi che formano una nuova poetica e forma di non narrare cinematografica che non vedevo da tempo, anni 60' (Antonioni e Bene), si distacca dai precedenti film di Kiarostami decretando la figura del regista iraniano quale genio e formando un nuovo modo di vedere non solo il cinema ma anche sto che vi sta connesso senza l'utilizzo di metodi convenzionali, ma tipici del film neanche d'avanguardia e neanche esistenziale, ma indefinibile, una poetica dell'impossibile, non solo da definire, ma anche da comprendere, in modo che ogni singolo spettatore possa costruirsi dei Castelli in aria, secondo l'accezione kafkiana del termine.     

Vivamente consigliato.

giovedì 12 maggio 2016

lettura come oblio e non ricordo

(William Russell Flint )

[...] Caino notò sulla fronte di Abele il segno della pietra e lasciando cadere il pane che stava per portare alla bocca chiese che gli fosse perdonato il suo delitto.
Abele rispose:
- Tu mi hai ucciso, o io ho ucciso te? Non ricordo più; stiamo qui insieme come prima.
- Ora so che mi hai perdonato davvero, - disse Caino, - perché dimenticare è perdonare. [...]


  Jorge Luis Borges, Leggenda, da "Elogio dell'ombra"

Nessun commento:

Posta un commento